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mercoledì, 02 luglio 2008

Il ministro della difesa, La Russa, ha reso noto che da un anno i soldati italiani combattono in Afghanistan nella zona sud, una delle più pericolose della regione. "Il governo Prodi - ha spiegato La Russa - ha tenuto giustamente questa informazione riservata. Lo avrei fatto anch’io al posto di Prodi." Il ministro inoltre ha dichiarato che verranno spostati nella zona sud (la più "calda" del paese), presso Farah, altri cinquecento soldati italiani, accrescendo di fatto il rischio per il nostro contingente.

Questa notizia diventa più allarmante se si considerano i dati diffusi nei giorni scorsi, e taciuti dai media italiani. Infatti nel mese di giugno appena trascorso i morti "alleati" in Afghanistan sono stati 49, superando il numero dei caduti della coalizione in Iraq. I dati dei primi cinque mesi del 2008 mostrano un aumento del 40 per cento degli attacchi contro le forze della coalizione in Afghanistan rispetto allo stesso periodo del 2007. Si considerino poi le allarmate prese di posizione dei vertici dell'esercito britannico che parlano di una situazione gravissima e che non si risolverà di certo in pochi anni.

E' dal 2001 che manteniamo la nostra presenza in quel paese, è dal 2001 che spendiamo ingenti risorse per combattere una guerra non nostra, e quel che è peggio hanno perso la vita 12 nostri connazionali. Logica vuole che la missione finisca subito.

postato da: Colognes alle ore 13:01 | Link | commenti (1)
categoria:politica internazionale, attualitĂ 
mercoledì, 25 giugno 2008
PATRIARCA GERUSALEMME: BASTA MURI, SI' A STATO PALESTINESE
21-06-2008 16:05
Porre termine a problemi con visti d'ingresso
Roma, 21 giu. (Apcom) - "Abbiamo bisogno di un orizzonte politico, abbiamo bisogno di un progetto, abbiamo bisogno di sapere dove stiamo andando: è ora di farla finita con il muro, è ora di farla finita con i check-point, è ora di dare vita ad uno Stato palestinese, è ora di porre un termine ai nostri problemi con i visti d'ingresso": è quanto afferma il nuovo Patriarca di Gerusalemme dei Latini, monsignor Fouad Twal, nominato questa mattina da Papa Benedetto XVI.
"Noi riceviamo tanti aiuti, tanti, tanti - afferma Twal alla Radio Vaticana - e ne siamo riconoscenti. Ma allo stesso tempo diciamo: abbiamo bisogno di qualcosa di più. Ciò di cui abbiamo bisogno è la pace. Non vogliamo più limitarci a 'sopravvivere', non vogliamo vivere con la licenza di mendicanti, continuando a chiedere l'elemosina per tutta la vita. Non mi piace, questo. E' una grande umiliazione".
"La politica la lascio ai politici - prosegue il successore di Sabbah - come vescovi, noi dobbiamo poterci spostare per il nostro ministero pastorale e invece siamo limitati: limitati perché fino ad oggi, Israele non si fida, Israele segue una politica della paura e la paura non è la condizione migliore per vivere e per condividere. Noi vogliamo che tutti possano avere libero accesso ai Luoghi Santi, vogliamo la libertà per la gente che vive sul posto, per i nostri cristiani, quelli di Betlemme, di Ramallah, della Galilea, della Giordania, che possano visitare liberamente la Città Santa, i Luoghi Santi. Finora, questa grazia, questa benedizione, questa gioia ci sono state precluse".
http://notizie.alice.it/notizie/politica
 
postato da: Colognes alle ore 13:16 | Link | commenti (2)
categoria:politica internazionale, attualitĂ , attualitĂ  ecclesiale
sabato, 21 giugno 2008

È Milano la capitale della droga

Un cittadino su due l’ha usata. Consumi 3 volte superiori al resto d’Italia

 MILANO — A 15 anni si «fuma » l’eroina. A 50 anni «c’è ancora chi prova l’ecstasy». Entrambi, comunque, mescolano la droga ai superalcolici. Questa è Milano. Dove si stima che quasi metà della popolazione (835 mila persone) abbia fatto uso, almeno una volta nella vita, di sostanze stupefacenti. E se ieri era «la città da bere», oggi è la città dove il 7 per cento della popolazione ha problemi con l’alcol. Il capoluogo lombardo è il laboratorio per un mercato, quello degli stupefacenti, alla ricerca di espansione.

In un Paese che è in cima alle classifiche europee per consumo di droga: al terzo posto per uso di cocaina, dopo Spagna e Inghilterra, al quinto per quello di cannabis. «Milano batte Monaco», conferma Ludwig Kraus, dell'Istituto per la ricerca delle terapie della città tedesca. Uno scenario, quello presentato ieri dall’Asl cittadina, che preoccupa gli esperti. Perché «il dato locale sul ricorso di stupefacenti supera quella nazionale di due, anche tre volte», spiega Riccardo Gatti direttore del dipartimento dipendenze. Ma non solo, «Milano è il laboratorio per i commercianti di droga. Qui provano nuove strategie per espandere il mercato».

Come quello dell’eroina, che con l’ecstasy, è cresciuto del 50 per cento rispetto al 2004. «Pacchetti più piccoli. Sostanze meno pure. E abbattimento dei costi. Per invogliare il consumatore». Lo spacciatore non è più legato solo alla malavita. «C’è anche quello occasionale: un amico, un collega di lavoro, un compagno di classe». La città è anche laboratorio dei consumatori: «I giovanissimi si avvicinano all’eroina fumata, perché non hanno di questa droga quell’immagine negativa che ha invece chi è più vecchio ». Il mercato cerca «nuove generazioni di eroinomani». E i 50enni «provano per la prima volta l’ecstasy». Ma dove si trova? «L’eroina a casa dello spacciatore o in discoteca. La cocaina anche per strada. La cannabis dovunque», sottolinea Sabrina Molinaro, ricercatrice del Centro Nazionale Ricerche. Al Nord torna a crescere il consumo di eroina. Al centro quello della cannabis. «Stabile soltanto la cocaina».

E poi c’è l’alcol. È sempre più alto il numero di chi si ubriaca: «Lo usano come se fosse una droga». In città, secondo l’indagine, nell’ultimomese, dal questionario, si sono ubriacate 85mila persone. «Tre su cinque maschi». In crescita anche chi mischia sostanze. I poli- assuntori si aggirano intorno al 30 per cento. Su una cosa gli esperti sono d’accordo: «Per capire il fenomeno bisogna uscire dagli stereotipi del tossicodipendente emarginato. I nuovi consumatori sono socialmente integrati ». È un allarme sociale. Manca una strategia di contrasto. «Non basta un richiamo alla famiglia, la società è cambiata. Non basta una legge sull’abuso di alcol alla guida, se poi non si fanno i controlli », denuncia Riccardo Gatti che sottolinea anche «un vuoto normativo europeo. Si regola tutto quello che interessa ai Paesi membri. Ma su droga e alcol non esiste una politica comune».

www.corriere.it

 


 

Sarò ripetitivo, ma tutto indica che il tramonto della civiltà è giunto al culmine. Numeri terrificanti a proposito dell'uso di droghe leggere e pesanti, soprattutto le seconde che una volta sembravano relegate a qualche elitè o ai tossicodipendenti, ora invece sono divenute "bene di largo consumo". Il 28% degli uomini milanesi fra i 15 e i 24 anni ha fatto uso di cocaina almeno una volta nella vita, la percentuale sale al 30% se si considera la fascia dai 25 ai 34 anni. Una situazione, quella di Milano, che è simbolica per il resto dell'Italia e l'incremento esponenziale negli ultimi anni fa ancora più rabbrividire. Ciò che dovrebbe impensierire è che ormai qualsiasi tabù è sfatato, se un tempo era la sigaretta accesa a 12-13 anni la "trasgressione", ora non ci si sorprende più di tanto vedere sedicenni fare uso di cocaina e ecstasy. Non parliamo poi della marjuana, eliminata idealmente dalla classifica delle droghe, quasi fosse un derivato del tabacco.

Si parla di mancanza di strategie di contrasto all'abuso di stupefacenti, forse perchè non si è capito che il fenomeno è sintomo e insieme causa della degenerazione della società italiana. Dopo tutto come si può pretendere che i cittadini italiani non si droghino se è provato che vari parlamentari fanno uso abituale di cocaina?

No, non è semplicemente "allarme sociale", è la cancrena nel corpo della società che avanza.

postato da: Colognes alle ore 13:07 | Link | commenti
categoria:droga, attualitĂ , societĂ , politica cattolica
giovedì, 19 giugno 2008
 
 
 
Nicolás Gómez Dávila nasce il 18 maggio 1913 in Colombia, a Cajicá, nel dipartimento di Cundinamarca, di cui è capoluogo la capitale dello Stato iberoamericano, Santa Fe de Bogotá. Sposato, con 3 figli, muore il 17 maggio 1994. Si autodefinisce “cattolico, reazionario e retrogrado”.
La sua opera principale è Escolios a un texto implícito (In margine ad un testo implicito), formata da una raccolta di pensieri brevi, ai quali l’autore nega la natura di aforismi.
Questi pensieri sono penetranti, diretti e altamente significativi, si ravvisa in essi la natura reazionaria dell’autore collegandosi idealmente ad altri contro-rivoluzionari del passato, come Donoso Cortes. La lucidità e la profondità della maggior parte di questi pensieri può essere benissimo il punto di partenza per una riflessione sul decadimento e la perversione del mondo moderno. Decadimento e perversione ormai giunti a livelli indicibili, quasi che il mondo continui a correre ciecamente verso il baratro.
Vorrei ricordare che il termine “reazionario” deve essere inteso nel significato più puro del termine. Per reazionario si intende l’atteggiamento contrario e ostile ai cambiamenti rivoluzionari comparsi nel mondo dopo la rivoluzione francese e le rivolte del 1848. Quindi niente a che vedere con il conservatorismo di oggi, dato che si è consapevoli del fatto che ben poco c’è da salvare nel mondo moderno e per dirla con lo stesso Gomez Davila: “Se il progressista si volge al futuro, e il conservatore al passato, il reazionario non misura i propri desideri con la storia di ieri o con la storia di domani. Il reazionario non plaude a quanto porterà l’alba prossima, né si aggrappa alle ultime ombre della notte. La sua abitazione si leva nello spazio luminoso in cui le essenze lo chiamano con le loro presenze immortali.”
 
Ecco alcune di queste “perle”:
 
L’angoscia di fronte al tramonto della civiltà è afflizione reazionaria.
Il democratico non può rimpiangere la scomparsa di ciò che ignora.
 
Il passato che il reazionario loda non è epoca storica ma norma concreta.
 
Il mondo moderno è una sollevazione contro Platone.
 
Oggi non è sufficiente un’apologetica del cristianesimo. Neppure un’apologetica della religione.
Oggi si ha bisogno di un’introduzione metodica a quella visione del mondo all’infuori della quale il vocabolario religioso è privo di senso.
Non parliamo di Dio a chi non ritiene plausibile che si parli degli dei.
 
I pregiudizi di altre epoche ci risultano incomprensibili quando siamo accecati dai nostri.
 
La saggezza consiste semplicemente nel non insegnare a Dio come si debbano fare le cose.
postato da: Colognes alle ore 13:02 | Link | commenti (3)
categoria:societĂ , tradizione, contro-rivoluzione
martedì, 10 giugno 2008

Giovedì 12 giugno si svolgerà in Irlanda il referendum per approvare o respingere la ratifica del Trattato di Lisbona. Ma cosa è questo sconosciuto? Questo documento sostituisce la "costituzione europea" bocciata da alcuni referendum popolari negli anni passati, ma per evitare un'altra batosta il silenzio dei media è stato addirittura paradossale, insomma zitti zitti si vuole imporre con la forza questo Trattato ai popoli europei. Con questa "conquista" si aprono anni duri per gli europei, usati peggio degli schiavi e dei servi che non possono nemmeno esprimersi. L'aborto sarà introdotto automaticamente in tutte le legislazioni (tanti saluti quindi a nazioni ancora anti-abortiste), lo stesso vale probabilmente per le unioni omosessuali, verrà inoltre istituito una sorta di giudice super-statale in barba a tutte le costituzioni nazionali.

Dove sono tutti i difensori del popolo? Dove sono tutti i politici e parlamentari cattolici? Ovviamente non ci sono quando si deve mettere in pericolo la massoneria fatta stato, ovvero l'Unione Europea.

Al di là di questo, spero che gli irlandesi votino bene e ovviamente votino NO a questo infame Trattato.

postato da: Colognes alle ore 12:31 | Link | commenti (2)
categoria:politica internazionale, attualitĂ , societĂ , politica cattolica
lunedì, 09 giugno 2008

dal sito www.roma.fssp.it

È con grande gioia che la Fraternità Sacerdotale S. Pietro annuncia l’apertura di una Parrocchia personale nella Diocesi di Roma. Il decreto di erezione della Parrocchia, datato il giorno di Pasqua (23 marzo) 2008, attesta che in conformità con l’art. 10 del Summorum Pontificum, “e accogliendo altresì la proposta del Cardinale Vicario, il Santo Padre ha risposto che nel settore Centro della Diocesi di Roma – e precisamente nel 1° Municipio, presso un edificio di culto idoneo, da identificarsi nella Chiesa ‘SS. Trinità dei Pellegrini ai Catinari’… fosse eretta una Parrocchia personale atta ad assicurare un’adeguata assistenza religiosa per l’intera comunità dei fedeli Tradizionalisti residenti nella stessa Diocesi”.
La Fraternità di S. Pietro è profondamente grata al Santo Padre e al suo Vicario, Cardinale Camillo Ruini, per averci affidato questa Parrocchia nella Sede Episcopale di Pietro. Fra le molte Diocesi nelle quali serve la Fraternità, questo è il decimo apostolato che è stato riconosciuto come parrocchia personale, e il primo in Europa. È la nostra speranza che questa Parrocchia personale non solo servirà i parrocchiani locali, ma che fornirà inoltre un ottimo esempio della bellezza e solennità della forma straordinaria del Rito Romano per molti pellegrini e studenti in Roma. Il Rev. Joseph Kramer, FSSP, è stato nominato il
primo parroco della Parrocchia SS. Trinità dei Pellegrini, Primicerio della venerabile Arciconfraternita SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti, e Rettore della chiesa SS. Trinità dei Pellegrini.

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In questa parrocchia di Roma saranno quindi celebrate solo Messe secondo il rito antico, ma il vero punto di svolta è rappresentato dal fatto che si potranno celebrerare battesimi, cresime, matrimoni e funerali nel rito tridentino. Una mezza rivoluzione, che rompe le uova nel paniere a chi mal sopporta il rito antico. Una operazione voluta direttamente dal Papa e dal cardinal Ruini, e a mio modo di vedere dal carattere simbolico, dato che la prima parrocchia europea in rito antico è stata creata proprio nella capitale italiana, centro della Cristianità. Altra considerazione che si può fare è che l'affidamento di una così importante "esperienza" ad un sacerdote della Fraternità sacerdotale (tradizionalista) San Pietro può indicare un aumento di importanza di simili congregazioni sacerdotali all'interno della vita ecclesiale.

Evidentemente qualcosa si muove.

postato da: Colognes alle ore 12:49 | Link | commenti (1)
categoria:liturgia, tradizione, messa tridentina, attualitĂ  ecclesiale
sabato, 07 giugno 2008

La storia, si sa, la fanno i vincitori e questi attribuendosi poteri semi-divini la manipolano a loro piacimento. Un caso emblematico è Giuseppe Garibaldi, figura leggendaria del risorgimento italiano, nonchè Gran Maestro della Massoneria italiana, ladro di bestiame, anti-cattolico ferocissimo e probabilmente al servizio dei britannici. Anche se questi ultimi argomenti sono per lo più occultati dalla storiografia ufficiale.

Giuseppe Garibaldi parla così della figura del sacerdote:"«[...] la più nociva di tutte le creature, perché egli più di nessun altro è un ostacolo al progresso umano, alla fratellanza degli uomini e dei popoli»". Gravissime ingiurie avevano come obiettivo il Papa allora regnante, Pio IX.

Insomma niente male per essere un combattente dell'italianità. Magari ignorava che la quasi totalità della popolazione della penisola era cattolica praticante, o magari il suo odio verso la Chiesa era così viscerale che balzò subito agli occhi degli agitatori occulti della storia. Ma lascio la parola a Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia:

“Il legame di Garibaldi con l’istituzione liberomuratoria e l’identificazione con i suoi ideali e valori culturali divennero saldissimi nell’ultimo scorcio della vita. Fu, infatti, impegnato nel movimento pacifista e nella battaglia, che vide i massoni in prima fila, per promuovere la costituzione di organismi di arbitrato a livello internazionale che scongiurassero il ricorso alle guerre. Così come la Massoneria di quegli anni, si prodigò per l’affermazione del suffragio universale, per l’emancipazione femminile, per la diffusione dell’istruzione obbligatoria, laica e gratuita e per diffondere in Italia l’idea e la pratica della cremazione”.Il sogno garibaldino ossia l’idea di una società civile libera e democratica conserva ancora una grande attualità e rappresenta un obiettivo che incarna gli ideali massonici”.

postato da: Colognes alle ore 13:40 | Link | commenti (3)
categoria:storia, storia della chiesa, contro-rivoluzione
martedì, 03 giugno 2008
FANNO SESSO IN CATTEDRALE, VESCOVO DISPONE MESSA RIPARATRICE
CESENA -

Una messa riparatrice nella Cattedrale di Cesena, dopo che ieri mattina un uomo e una donna sono stati scoperti - e denunciati - mentre, durante la Messa delle 7, erano impegnati in un rapporto sessuale all'interno di un confessionale. Lo ha deciso oggi il Vescovo, monsignor Antonio Lanfranchi, invitando tutti i fedeli a partecipare al rito, "come riparazione al gesto sacrilego", venerdì alle 21.

I protagonisti della vicenda (anticipata dal 'Corriere Romagna'), due 'dark' entrambi cesenati e incensurati, di 31 e 32 anni, sono stati scoperti dai carabinieri, chiamati da un fedele che stava assistendo alla funzione e che aveva sentito strani rumori e gemiti provenire da un confessionale. Quando i militari hanno tirato la tendina, hanno trovato i due impegnati in un rapporto orale e li hanno fatti uscire, senza che la funzione venisse interrotta. Nei loro confronti è scattata una denuncia per atti osceni in luogo pubblico, turbamento di funzione religiosa e atti contrari alla pubblica decenza.

I due avevano forse partecipato nelle ore precedenti alla 'Notte bianca', che si è svolta tra sabato sera e le prime ore di domenica nella città romagnola: "Siamo atei - si sono giustificati con i carabinieri - per noi fare sesso in chiesa è come farlo in qualsiasi altro posto". In una nota la Diocesi ha espresso "tutta la sua costernazione per la gravissima violazione verso le persone e verso il luogo di culto. Si tratta di un atto che offende la comunità cristiana di Cesena-Sarsina, realizzato nel luogo che rappresenta il cuore di tutta la Chiesa locale. L'oltraggio, di notevole portata, denota uno squallore inqualificabile da parte di chi l'ha compiuto e una totale mancanza di rispetto verso le persone che ogni individuo dovrebbe avere, credente o non credente che sia".

fonte: ANSA
postato da: Colognes alle ore 18:54 | Link | commenti (3)
categoria:attualitĂ , societĂ , morale, offese alla chiesa
giovedì, 29 maggio 2008
Molti sono i cattolici che diffidano, disprezzano, schifano la Messa tridentina (la cosiddetta Messa in latino). Molte sono le critiche mosse a questa liturgia, per lo più fatte sorvolando che è stata il centro della vita cristiana per 1600 anni, fino alla metà degli anni 60 del XX secolo.
Solamente questo fatto storico dovrebbe far riflettere i molti (troppi) che criticano quel tipo di liturgia come se fosse un eresia.
Al di là di questo, l’obiezione preferita è che con il latino la gente non capisce nulla, mentre la Messa nelle lingue nazionali è comprensibile. Quindi di conseguenza il latino è un danno per la celebrazione.
A questa accusa pare che molti non sappiano difendersi, proverò a rispondere io con alcune argomentazioni semplici che ovviamente non vogliono essere infallibili, ma che rispecchiano il mio modo di vedere la questione.
Per prima cosa la religione cristiana non ha fatto altro che assumere la “consuetudine” di tutte le civiltà della Terra apparse prima di lei, cioè usare una lingua sacra che separi il mondo divino da quello profano. Così come ci sono i luoghi di culto e i sacerdoti c’è anche il linguaggio sacro. Raramente i popoli della Terra hanno fatto eccezione, tutte le religioni “pagane” e quella ebraica hanno avuto questo sviluppo, usando per le celebrazioni sacre un linguaggio ignoto alla maggior parte degli uditori. Per quanto riguarda l’antica Roma, Quintiliano ci informa che i versetti cantati dai sacerdoti sàlii risalivano ad una così alta antichità che li si capiva con difficoltà.
 
Seconda argomentazione a favore del latino è che “La lingua propria della Chiesa Romana è la latina” (San Pio X), questo è dovuto al fatto che “Gesù Cristo scelse per sé e consacrò la sola città romana. È qui che volle restasse in perpetuo la sede del suo Vicario” (Leone XIII). Inoltre la Chiesa essendo Una e Cattolica, quindi universale, non sarebbe opportuno che per il Sacrificio dell’Altare si parli lingue diverse. “La Chiesa - scrisse Pio XI - abbracciando nel suo seno tutte le nazioni (…) esige per la sua stessa natura una lingua universale…”
 
Terzo punto è la necessità dell’immutabilità della liturgia, che essendo Cosa celeste, non può accodarsi ai capricci del mondo. E’ il segno dell'eternità partecipata della Chiesa e della irreformabilità del suo insegnamento. La lingua latina ha un grande vantaggio che è quello di sfuggire alle continue revisioni indispensabili per le lingue vive, le quali, dopo qualche decennio diventano se non incomprensibili, almeno antiquate.
Come diceva saggiamente Romano Amerio: la Chiesa è, nella sua sostanza, immutabile e perciò essa si esprime con una lingua in qualche modo immutabile, sottratta (relativamente, e più di ogni altra) all'alterazione delle lingue usuali, alterazione così celere che tutti gli idiomi europei oggi parlati hanno bisogno di glossari per poter intendere le opere letterarie dei propri primordi. La Chiesa ha bisogno invece di una lingua che risponda alla sua condizione intemporale e sia priva di dimensione diacronica…”
Per la Chiesa Cattolica, pur avendo un aspetto istruttivo, la Messa è principalmente il Sacrificio offerto a Dio. Per questo ovviamente è indispensabile la lingua locale per l’omelia, ma non lo è affatto per il resto della celebrazione.
 
Per concludere si ascolti la parola del Beato Papa Giovanni XXIII, il Papa che aprì il Concilio Vaticano II: “Siccome poi la Chiesa Cattolica, perché fondata da Cristo Signore supera di gran lunga in dignità tutte le società umane, è giusto che non si serva di una lingua popolare, bensì nobile ed augusta” (Cost. Ap. Veterum sapientia, del 23 febbraio 1962)
 
 
Poi altri obiettano che la Messa è troppo lunga, ha parti inutili, ha il sacerdote che volge le spalle ai fedeli e molto altro, ma questo è per la prossima puntata.
postato da: Colognes alle ore 15:37 | Link | commenti (2)
categoria:liturgia, tradizione, storia della chiesa, messa tridentina
giovedì, 29 maggio 2008

E' notizia di ieri trapelata da fonti ONU che "ci sono 3 mila ordini israeliani di demolizione di abitazioni palestinesi in Cisgiordania, che possono essere eseguite in via immediata e senza preavviso". Un altro modo per dire che le brutalità contro il già vessato popolo palestinese continuano, e anzi potrebbero subire una drammatica escalation.

L'ex presidente statunitense Jimmy Carter nei giorni scorsi ha spronato l'Europa a rompere i rapporti con gli USA sul tema isrelo-palestinese, a suo parere "l'Unione Europea mantiene una posizione passiva rispetto a questo argomento e la sua mancata critica all'embargo imposto a Gaza è imbarazzante". Lo stesso rincarando la dose ha accusato il governo di Tel Aviv di possedere circa 150 testate nucleari e di perpetrare nella Striscia di Gaza "uno dei più grandi crimini umani della Terra".

E' ora di dire basta all'arroganza sionista, che in 60 anni è riuscita a trasformare la Terra Santa in un luogo martoriato dalla fame, dalla paura e dall'oppressione. A tutto ciò, per avere un quadro più ampio della situazione, si aggiunga la politica di giudaizzazione di Gerusalemme Est mediante la costruzione di nuove abitazioni per gli israeliani, tutto questo violando il diritto internazionale che non riconosce la giurisdizione di Tel Aviv sulla zona orientale della Città Santa.

postato da: Colognes alle ore 13:31 | Link | commenti (2)
categoria:attualitĂ